Prof accoltellata dallo studente, parlano gli alunni di Trescore: Se cercassero le armi, le troverebbero
Una scuola come tante, dove i ragazzi discutono e poi fanno pace, proprio come succede durante l’adolescenza. La scuola media Leonardo da Vinci di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, è sempre stata considerata da molti genitori un ambiente tranquillo. Anche dopo l’episodio in cui uno studente di terza ha accoltellato la sua insegnante di francese, prevale tra loro l’idea che si tratti di un fatto isolato. “Non era mai successo nulla di simile”, racconta una madre, convinta che suo figlio non sia nemmeno al corrente di quanto accaduto.
Almeno in apparenza, quindi, un luogo sicuro. Eppure, quando verso le 13.40 suona la campanella e gli studenti escono dalle classi per tornare a casa, alcuni di loro raccontano ai giornalisti che il tredicenne era visto come un ragazzo tranquillo e senza problemi. Allo stesso tempo, però, ammettono che tra gli studenti circolano coltelli. “I professori non controllano, ma se lo facessero li troverebbero”, dice uno di loro con tono quasi provocatorio. Si tratta di dichiarazioni ancora da verificare, ma resta il fatto che il coltello utilizzato dal ragazzo, grande e seghettato, era reale e ha causato ferite molto gravi a Chiara Mocchi, 58 anni, ora ricoverata in terapia intensiva all’ospedale Papa Giovanni. La donna è stata salvata grazie a una trasfusione effettuata durante il trasporto in elicottero, nei 22 chilometri che separano il paese dalla città.
Secondo un altro studente, la docente, descritta come molto attenta e rigorosa nella preparazione degli alunni, avrebbe messo una nota al ragazzo poco prima dell’aggressione avvenuta nei corridoi. Anche questo è un racconto iniziale, ancora da confermare. C’è però chi ha visto almeno una parte della scena e parla di momenti drammatici, con l’insegnante che ha cercato di proteggersi con le mani. “C’era sangue ovunque”, sussurra una ragazza di prima media, visibilmente scossa. Alla domanda se abbia avuto paura, risponde senza esitazione: “Tantissima. Lo hanno fermato e poi ci hanno fatto rientrare in classe”. Le lezioni sono proseguite per molti studenti, alcuni dei quali non avevano capito cosa stesse succedendo nonostante la presenza di un elicottero e di un’ambulanza davanti alla scuola. I compagni del tredicenne, invece, sono stati seguiti dagli psicologi e fatti uscire da un ingresso secondario, quello della scuola elementare, per evitare i giornalisti.
Da quello stesso ingresso è uscita anche una madre insieme al figlio, con un braccio completamente ingessato. “Si è rotto il radio”, racconta la donna. “È stato spinto durante una lezione, alcuni compagni lo hanno fatto cadere all’indietro”. L’episodio risale a tre settimane fa ed è avvenuto in un’altra classe dello stesso edificio. “Abbiamo segnalato tutto alla preside, che aveva promesso provvedimenti, ma non mi sembra siano stati presi”. La scuola, che condivide gli spazi con la primaria, viene comunque descritta da una docente come attiva nella lotta contro il bullismo, con progetti e protocolli già avviati. “La responsabilità è di tutti, genitori e società”, commenta un nonno in attesa dei nipoti. Resta però senza risposta la domanda principale: perché un ragazzo di 13 anni abbia preso un coltello stile Rambo e abbia deciso di colpire la sua insegnante nei corridoi della scuola.
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